Diritto Ambientale

Le misure per la riduzione della plastica dopo la pandemia

L’Unione riconosce come la plastica sia un materiale importante è onnipresente nella nostra economia e vita quotidiana: la sua produzione mondiale è aumentata di 20 volte rispetto agli anni ‘60 del secolo scorso, raggiungendo 322 milioni di tonnellate nel 2015 e nei prossimi vent’anni dovrebbe raddoppiare. Purtroppo, il modo in cui la plastica è attualmente prodotta, utilizzata e smaltita, danneggia l’ambiente e la richiesta di plastica riciclata, oggi, rappresenta solo il 6% circa della domanda di plastica in Europa.

Il primo passo: la Strategia per la plastica

Per queste ragioni, l’Unione ha emesso la Comunicazione della Commissione europea n. 28 del 16 gennaio 2018 (nota anche come Strategia per la plastica) che rappresenta una delle azioni di attuazione del Piano d’azione per l’economia circolare del 2015[1] e si pone l’obiettivo della riciclabilità di tutti gli imballaggi di plastica entro il 2030.[2]

L’atto individua quattro diversi ambiti d’intervento riconosciuti come fondamentali e su cui deve concentrarsi l’azione dell’Unione e degli Stati: «migliorare gli aspetti economici e la qualità del riciclaggio della plastica»; «arginare i rifiuti di plastica e il loro abbandono nell’ambiente»; «orientare l’innovazione e gli investimenti verso le soluzioni circolari»; «sfruttare l’azione condotta a livello mondiale»[3].

Sviluppi sul contrasto all’uso della plastica

Sull’onda di quest’atto è stata successivamente introdotta la direttiva sulla plastica monouso [4] che ha previsto il bando di dieci prodotti in plastica più inquinanti[5], soprattutto per l’emergenza dei rifiuti marini che dovrà essere recepita entro il 2021.

L’Italia già disponeva di disposizioni in materia sulla gestione dei rifiuti, la raccolta differenziata, le percentuali di riciclo degli imballaggi e dei rifiuti in plastica[6], e in attuazione alla Strategia europea per la plastica è stato previsto l’art.1, comma 802, della legge 30 dicembre 2018 n.145 che ha introdotto l’art. 226-quater nel d.lgs. n.152/2006 (“Plastiche monouso”)[7].

Merita attenzione, inoltre, la campagna lanciata nel 2018 “plastic free” portata avanti dal Ministero dell’ambiente che invita tutti gli enti pubblici o le aziende ad aderire, indicando le misure per abolire la plastica, tra le quali: installazione di erogatori di acqua naturale e frizzante, eliminazione dei distributori di bottiglie di plastica e distribuzione di tazze o borracce ai dipendenti.[8]

Per ultimo, la legge di bilancio per il 2020[9] ha istituito la cd. Plastic tax, un’imposta da applicarsi a tutti i prodotti realizzata con polimeri plastici, sintetici e monouso, che hanno funzione di contenimento, protezione, manipolazione o che servono per la consegna di merci o di prodotti alimentari.

Coronavirus: la fine di tutto?

Tutti questi sviluppi, però, hanno trovato un arresto con la nota pandemia di Covid-19, per cui si è assistito ad un grande ritorno dell’utilizzo della plastica: mascherine, schermi in plexiglass e altri materiali plastici monouso stanno nuovamente invadendo la nostra vita e purtroppo sono necessari per permettere alla vita quotidiana ed economica di continuare a svolgersi.[10]

Tutto ciò con notevoli conseguenze ambientali, difficili da stimare correttamente al momento, ma senz’altro rilevanti data la quantità di materiale che ciascuno di noi dovrà utilizzare e buttare ogni giorno.[11]

Allo stesso modo, anche lo stesso legislatore nazionale retrocede dalle sue precedenti posizioni (l’entrata in vigore della plastic tax è stata rinviata a data indefinita[12]) e molti Paesi hanno iniziato a rendere più blande le misure di divieto nei materiali monouso. Nonostante ciò, il problema più grave non è tanto la reintroduzione di dispositivi composti da plastica, ma piuttosto le inadeguate modalità di smaltimento che stanno portando ad un aumento esponenziale della quantità di plastica che si riversa nell’ambiente e soprattutto nei mari e negli oceani.[13]

D’altronde, è lo stesso ISS[14] che sottolinea come le mascherine, guanti e altri dispositivi debbano essere smaltiti nell’indifferenziata e poi bruciate negli inceneritori. Non è quindi possibile ridurre l’inquinamento dopo tutto il lavoro svolto?

Per il momento, gli Stati rimandano il problema, ma una possibile soluzione viene da un gruppo della University of Petroleum and Energy Studies, in India, che ritiene possibile convertire la plastica contenuta nelle mascherine per produrre biocarburanti.

Gli autori di questo studio hanno analizzato la composizione delle mascherine chirurgiche e le N 95, costituite dal polipropilene e le hanno ritenute convertibili in carburante per i mezzi di trasporto; in questo modo si presenterebbe, finalmente, una soluzione allo spinoso problema: evitare l’inquinamento dell’ambiente e nello stesso tempo costituire una nuova fonte di energia.[15]

Photo by Brian Ruyasits on Unplash

Consigliamo inoltre la lettura di:

Fonti

[1] Comunicazione della Commissione UE del 2 dicembre 2015 «L’anello mancante – Piano d’azione dell’Unione europea per l’economia circolare».

[2] Programma di lavoro della Commissione 2018, COM (2017) 650.

[3] D. S. Russo, La «Strategia europea per la plastica nell’economia circolare»: presupposti, obiettivi, strumenti, tratto da Rivista quadrimestrale di diritto dell’ambiente, n.2/2019

[4] Direttiva (EU) 2019/904 DEL Parlamento Europeo e del Consiglio, del 5 giugno 2019, sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

[5] Bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie; posate (forchette, coltelli, cucchiai, bacchette); piatti (sia in plastica che in carta con film plastico); cannucce; mescolatori per bevande; aste per palloncini (esclusi per uso industriale o professionale); contenitori con o senza coperchio (tazze, vaschette con relative chiusure) in polistirene espanso (EPS) per consumo immediato (fast-food) o asporto (take-away) di alimenti senza ulteriori preparazioni; contenitori per bevande e tazze sempre in EPS; tutti gli articoli monouso in plastica oxo-degradabile.

[6] Parte IV del d.lgs. n. 152/2006 e ulteriori sono state aggiunte al decreto in relazione alle borse di plastica ( ex art. 226-bis e ter).

[7] La disposizione prevede di incentivare l’utilizzo di beni di consumo ecocompatibili coerentemente con gli obiettivi indicati dalla Commissione europea, prevenire la produzione di rifiuti da prodotti di plastica monouso e di quella dei materiali di origine fossile, nonché di prevenire l’abbandono e di favorire la loro raccolta differenziata e il relativo riciclaggio di materia.

[8] Comunicato stampa: “Il Ministero dell’Ambiente diventa plastic free”, https://www.minambiente.it/comunicati/il-ministero-dellambiente-diventa-plastic-free

[9] Legge n. 190/2019, era prevista un’imposta fissata nella misura di 0,45 euro per chilogrammo di materia plastica e l’entrata in vigore doveva essere a luglio 2020.

[10] Indicazioni predisposte da INAIL, https://www.inail.it/cs/internet/attivita/ricerca-e-tecnologia/covid-19-prodotti-di-ricerca.html   per la messa in sicurezza di diverse categorie dei lavoratori.

[11] E. Tola e M. Boscolo, Con Covid-19 la plastica torna in auge. A quale costo?, tratto da Il BO Live, Università di Padova, 5 giugno 2020.

[12] La legge di bilancio del 2021 dispone che potrebbe entrare in vigore nel luglio 2021).

[13] L’associazione francese Opération Mer Propre ha individuato nel  mar Mediterraneo dozzine di dispositivi  igienici monouso:https://www.theguardian.com/environment/2020/jun/08/more-masks-than-jellyfish-coronavirus-waste-ends-up-in-ocean

[14] Istituto Superiore di Sanità.

[15] Sapna Jain, Bhawna Yadav Lamba, Sanjeev Kumar & Deepanmol Singh, Strategy for repurposing of disposed PPE kits by production of biofuel: Pressing priority amidst COVID-19 pandemic, tratto da Biofuels, 3 agosto 2020.

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Gilda Suma
Laureata in giurisprudenza e interessata particolarmente alle applicazioni del diritto nella tutela dell'ambiente. La materia è ancora relativamente giovane, ma sono convinta che l'attenzione delle nuove generazioni permetterà uno sviluppo fiorente nel settore.

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